Tecniche 10 January 2026

Emorragie: Tecniche di Emostasi nel Primo Soccorso

Il controllo delle emorragie è una delle competenze fondamentali per ogni addetto al primo soccorso aziendale. Un intervento tempestivo e corretto può prevenire conseguenze gravi e salvare la vita...

Emorragie: Tecniche di Emostasi nel Primo Soccorso

Il controllo delle emorragie è una delle competenze fondamentali e potenzialmente più critiche per ogni addetto al primo soccorso aziendale. Un intervento tempestivo e tecnicamente corretto può letteralmente salvare la vita della vittima, prevenendo lo shock ipovolemico che si sviluppa quando la perdita di sangue supera una certa soglia. Statisticamente, le emorragie non controllate rappresentano una delle principali cause di morte prevenibile nei traumi, motivo per cui ogni addetto deve padroneggiare le tecniche di emostasi e saperle applicare con sicurezza in situazioni di emergenza.

Le emorragie si classificano in base al tipo di vaso sanguigno interessato, una distinzione importante che aiuta il soccorritore a comprendere la gravità della situazione e a calibrare l'intervento. L'emorragia arteriosa è la più grave e si riconosce dal sangue rosso vivo, brillante e ricco di ossigeno, che fuoriesce a fiotti ritmici sincronizzati con il battito cardiaco. La pressione elevata nel sistema arterioso rende queste emorragie particolarmente difficili da controllare e potenzialmente rapidamente fatali. L'emorragia venosa presenta sangue di colore più scuro, tendente al rosso-viola, che cola in modo continuo senza pulsazioni, essendo la pressione venosa molto inferiore a quella arteriosa. L'emorragia capillare, la meno grave, è caratterizzata da un sanguinamento diffuso e modesto che origina dalla rete di piccolissimi vasi presenti in ogni tessuto, tipica delle abrasioni superficiali.

La tecnica di base per arrestare qualsiasi emorragia esterna è la compressione diretta sulla ferita, il metodo più semplice ed efficace che deve essere sempre tentato per primo. Si applica una garza sterile, un telo pulito o in emergenza anche il palmo della mano direttamente sulla fonte del sanguinamento, esercitando una pressione costante e decisa per almeno 10-15 minuti continuativi. È fondamentale non sollevare la medicazione compressiva per controllare se il sanguinamento si è arrestato, poiché questa azione interrompe la formazione del coagulo. Se il sangue impregna completamente la garza, se ne aggiunge un'altra sopra la prima senza rimuovere quella saturata, mantenendo sempre la pressione costante. La pazienza e la perseveranza nella compressione sono la chiave del successo.

L'elevazione dell'arto ferito sopra il livello del cuore è una tecnica complementare che sfrutta la forza di gravità per ridurre la pressione sanguigna nel distretto lesionato e favorire così l'emostasi spontanea. Sollevando l'arto, si riduce l'afflusso arterioso e si facilita il deflusso venoso, diminuendo complessivamente la quantità di sangue che raggiunge la ferita. Questa manovra va sempre associata alla compressione diretta e non può sostituirla. È particolarmente efficace nelle emorragie venose degli arti superiori e inferiori, mentre risulta ovviamente inapplicabile per lesioni al tronco o alla testa.

Il laccio emostatico, conosciuto anche con il termine inglese tourniquet, rappresenta l'ultima risorsa e deve essere utilizzato esclusivamente in casi estremi di emorragie massive non controllabili con la compressione diretta, tipicamente in caso di amputazioni traumatiche o lesioni arteriose maggiori degli arti. Il laccio va posizionato a monte della lesione, il più vicino possibile alla radice dell'arto, e deve essere stretto fino a quando il sanguinamento non si arresta completamente. È assolutamente indispensabile annotare l'ora esatta di applicazione sulla pelle della vittima o sulla fasciatura stessa, poiché l'ischemia prolungata può causare danni irreversibili ai tessuti. Il laccio non deve mai essere allentato o rimosso se non dal personale sanitario ospedaliero.

Per le emorragie interne, non visibili all'esterno, la situazione è più insidiosa perché il sanguinamento avviene nelle cavità corporee senza segni esterni evidenti. I campanelli d'allarme che devono far sospettare un'emorragia interna includono: pallore cutaneo progressivo con aspetto cereo, sudorazione fredda e profusa, polso rapido ma debole e filiforme, respiro frequente e superficiale, confusione mentale crescente, sete intensa, addome rigido e dolente alla palpazione. In presenza di questi segni è fondamentale chiamare immediatamente il 118, posizionare la vittima in posizione antishock con le gambe sollevate, coprirla per mantenere la temperatura corporea e monitorare costantemente i parametri vitali in attesa dei soccorsi avanzati.

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Redazione

10 January 2026

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