Tecniche 10 January 2026

Fratture e Traumi: Immobilizzazione nel Primo Soccorso

La gestione di fratture e traumi richiede competenze specifiche per evitare di aggravare le lesioni durante il primo soccorso. L'immobilizzazione corretta dell'arto o del segmento corporeo...

Fratture e Traumi: Immobilizzazione nel Primo Soccorso

La gestione di fratture e traumi rappresenta una delle competenze più delicate richieste agli addetti al primo soccorso aziendale, poiché un intervento scorretto può aggravare significativamente le lesioni esistenti e causare danni permanenti alla vittima. L'immobilizzazione corretta dell'arto o del segmento corporeo interessato è il cardine del primo soccorso traumatologico e deve essere eseguita con estrema cura in attesa dell'arrivo dei soccorsi avanzati, che dispongono di attrezzature specializzate e competenze mediche per il trattamento definitivo.

I segni di una possibile frattura che l'addetto al primo soccorso deve saper riconoscere includono diversi elementi caratteristici. Il dolore intenso e localizzato nel punto di lesione è spesso il primo sintomo riferito dalla vittima, che tipicamente peggiora con qualsiasi tentativo di movimento. Il gonfiore della zona traumatizzata compare rapidamente a causa della reazione infiammatoria e dell'eventuale stravaso ematico sottocutaneo che può manifestarsi come ematoma. La deformità visibile dell'arto, con angolazioni innaturali o accorciamenti, è un segno quasi certo di frattura scomposta. L'impossibilità funzionale, ovvero l'incapacità di muovere o caricare l'arto, è un altro indicatore importante. Il crepitio osseo, un rumore caratteristico percepibile alla palpazione o al movimento, è patognomonico ma non va mai ricercato attivamente. Non sempre tutti questi segni sono presenti contemporaneamente; nel dubbio, la regola aurea è trattare sempre la lesione come se fosse una frattura.

Il principio fondamentale dell'immobilizzazione traumatologica è quello di bloccare non solo la sede presunta della frattura, ma anche l'articolazione situata a monte e quella a valle della lesione. Questo impedisce qualsiasi movimento del segmento fratturato che potrebbe causare spostamenti dei monconi ossei con conseguente danno a vasi sanguigni, nervi e tessuti molli circostanti. L'arto deve essere immobilizzato rigorosamente nella posizione in cui si trova al momento del soccorso, senza alcun tentativo di riallinearlo o di ridurre la deformità. Qualsiasi manovra di riduzione della frattura è un atto medico che deve essere eseguito esclusivamente dal personale sanitario, dopo adeguata analgesia e possibilmente sotto controllo radiografico.

Per l'immobilizzazione degli arti si utilizzano idealmente steccobende rigide disponibili in commercio, presenti nei kit di primo soccorso più completi. In assenza di materiale specifico, il soccorritore può ricorrere a materiali improvvisati purché sufficientemente rigidi e di dimensioni adeguate: riviste o giornali arrotolati, assi di legno, bastoni dritti, ombrelli chiusi, o persino l'arto sano controlaterale che può fungere da tutore naturale bendando insieme le due gambe. Qualsiasi materiale rigido utilizzato deve essere adeguatamente imbottito con indumenti, asciugamani o altro tessuto morbido per non causare ulteriori lesioni per compressione. Il fissaggio si effettua con bende, cinture, cravatte o strisce di tessuto, stringendo quanto basta per mantenere la stabilità senza compromettere la circolazione.

Particolare attenzione e massima prudenza devono essere dedicate ai traumi della colonna vertebrale, potenzialmente catastrofici se mal gestiti. Si deve sospettare una lesione spinale in caso di trauma ad alta energia come incidenti stradali, cadute dall'alto o impatti violenti, quando la vittima riferisce dolore al collo o alla schiena, o quando presenta formicolii, intorpidimento, debolezza o paralisi agli arti. In questi casi la vittima non deve essere mossa se non da personale specificamente formato alle manovre di mobilizzazione atraumatica, mantenendo rigorosamente allineati testa, collo e tronco in asse. Il movimento scorretto di un paziente con lesione spinale instabile può causare o aggravare un danno midollare con conseguente paralisi permanente.

È importante monitorare costantemente la circolazione distalmente al punto di immobilizzazione, ovvero nella porzione di arto situata oltre la steccatura. Il controllo si effettua verificando il colorito cutaneo che deve rimanere roseo, la temperatura che deve essere normale al tatto, la presenza del polso periferico se accessibile, e la sensibilità riferita dal paziente. Un'immobilizzazione troppo stretta può comprimere i vasi sanguigni compromettendo l'afflusso arterioso o il deflusso venoso, con conseguenze potenzialmente gravi fino alla necrosi tissutale. Se compaiono segni di compromissione circolatoria come pallore, cianosi, formicolii o dolore crescente, l'immobilizzazione deve essere allentata e riposizionata.

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Redazione

10 January 2026

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