Ipotermia e Assideramento: Emergenze da Freddo sul Lavoro
L'ipotermia rappresenta un'emergenza medica che può colpire i lavoratori esposti a basse temperature. Riconoscere tempestivamente i segni dell'abbassamento della temperatura corporea è fondamentale...
L'ipotermia rappresenta un'emergenza medica seria e potenzialmente fatale che può colpire i lavoratori esposti a basse temperature ambientali, con conseguenze che vanno dalla riduzione delle capacità cognitive e motorie fino all'arresto cardiaco nei casi più gravi. Riconoscere tempestivamente i segni dell'abbassamento patologico della temperatura corporea centrale e intervenire con le corrette manovre di riscaldamento è fondamentale per prevenire complicanze irreversibili e salvare la vita della vittima. In ambito lavorativo, l'ipotermia può insorgere anche in condizioni apparentemente non estreme se i fattori di rischio si sommano.
Si parla di ipotermia quando la temperatura centrale del corpo, normalmente mantenuta intorno ai 37°C, scende sotto i 35°C. Questa condizione si verifica quando la dispersione di calore supera la capacità dell'organismo di produrne attraverso il metabolismo e il brivido muscolare. I lavoratori maggiormente a rischio sono quelli che operano all'aperto durante i mesi invernali, come operai edili, addetti alla manutenzione stradale, agricoltori, guardie giurate e addetti alla logistica. Sono esposti anche i lavoratori delle celle frigorifere industriali, dei magazzini refrigerati, dei mattatoi e delle aziende di surgelazione. L'esposizione all'acqua fredda, anche non ghiacciata, accelera notevolmente la perdita di calore perché l'acqua conduce il calore 25 volte più velocemente dell'aria. Cadere in acqua o semplicemente avere vestiti bagnati in ambiente freddo può portare rapidamente all'ipotermia.
I segni dell'ipotermia variano progressivamente in base alla gravità della condizione e alla temperatura corporea raggiunta, seguendo una tipica progressione in fasi. Nella fase iniziale di ipotermia lieve (temperatura tra 35°C e 32°C) i sintomi caratteristici sono i brividi intensi e incontrollabili, il tentativo dell'organismo di produrre calore attraverso la contrazione muscolare. Compare difficoltà nei movimenti fini delle mani con ridotta manualità, confusione mentale lieve con difficoltà di concentrazione e giudizio alterato, e tendenza a isolarsi e a non chiedere aiuto. Nella fase moderata (temperatura tra 32°C e 28°C) i brividi paradossalmente diminuiscono o scompaiono perché l'organismo non ha più energia per produrli, compare sonnolenza profonda e progressiva, il linguaggio diventa impastato e rallentato, si instaura rigidità muscolare generalizzata e la coordinazione motoria è gravemente compromessa. Nella fase grave (temperatura sotto i 28°C) si ha perdita di coscienza completa, assenza totale di brividi, rigidità muscolare marcata che può simulare il rigor mortis, aritmie cardiache pericolose fino alla fibrillazione ventricolare e all'arresto cardiaco.
Il primo intervento nell'ipotermia deve essere tempestivo ma anche delicato, poiché movimenti bruschi in una vittima gravemente ipotermica possono scatenare aritmie fatali. La priorità è portare la vittima al riparo dal freddo e dal vento, in un ambiente chiuso e possibilmente riscaldato. Rimuovere immediatamente tutti gli indumenti bagnati che continuano a sottrarre calore per evaporazione, e asciugare delicatamente la pelle con panni asciutti. Avvolgere la vittima in coperte asciutte stratificate o, idealmente, nella coperta isotermica di emergenza posizionando il lato argentato riflettente verso il corpo per trattenere il calore corporeo. È fondamentale coprire anche la testa che, essendo molto vascolarizzata, disperde una quota significativa di calore. Chiamare il 118 se la vittima presenta confusione marcata, sonnolenza, rigidità o qualsiasi alterazione dello stato di coscienza.
È fondamentale riscaldare gradualmente la persona ipotermica, evitando assolutamente fonti di calore intenso e diretto come stufette elettriche, termosifoni, borse dell'acqua calda o acqua molto calda. Il riscaldamento troppo rapido può causare gravi complicanze: vasodilatazione periferica improvvisa con ulteriore caduta della pressione, ritorno di sangue freddo e acido dalla periferia al cuore con rischio di aritmie, e ustioni sulla pelle fredda che ha ridotta sensibilità. Non strofinare o massaggiare vigorosamente le estremità per stimolare la circolazione, poiché questo favorisce il ritorno del sangue freddo periferico al cuore centrale e può precipitare aritmie. Non somministrare assolutamente bevande alcoliche che, contrariamente alla credenza popolare, causano vasodilatazione cutanea con ulteriore dispersione di calore e alterazione della percezione del freddo.
Se la vittima è pienamente cosciente, lucida e collaborante, è utile offrire bevande calde zuccherate come tè, brodo o cioccolata calda, che forniscono calore dall'interno e calorie per sostenere il metabolismo. Monitorare costantemente lo stato di coscienza, il respiro e il battito cardiaco. In caso di arresto cardiaco, iniziare immediatamente la rianimazione cardiopolmonare e continuarla anche per periodi molto prolungati in attesa dei soccorsi avanzati. L'ipotermia infatti esercita un effetto protettivo sul cervello rallentando il metabolismo cellulare, per cui vittime ipotermiche sono state rianimante con successo anche dopo periodi di arresto cardiaco che in condizioni normotermiche sarebbero stati fatali. Vale il principio che nessuno è morto finché non è caldo e morto.
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