Tecniche 10 January 2026

Shock: Riconoscimento e Primo Intervento

Lo shock è una condizione di emergenza caratterizzata dall'insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti. Riconoscere precocemente i segni dello shock e intervenire correttamente può salvare la vita...

Shock: Riconoscimento e Primo Intervento

Lo shock è una condizione di emergenza medica caratterizzata dall'insufficiente apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti dell'organismo, con conseguente sofferenza cellulare progressiva che, se non trattata tempestivamente, evolve verso il danno d'organo irreversibile e la morte. Riconoscere precocemente i segni dello shock e intervenire con le corrette manovre di primo soccorso può salvare la vita della vittima stabilizzandola in attesa dell'arrivo dei soccorsi avanzati, che potranno instaurare le terapie definitive necessarie.

Le cause dello shock possono essere molteplici e determinano diverse tipologie con meccanismi fisiopatologici differenti ma manifestazioni cliniche simili. Lo shock ipovolemico è il più comune in ambiente lavorativo ed è causato dalla perdita di liquidi corporei, principalmente sangue in caso di emorragie massive, ma anche plasma in caso di ustioni estese o liquidi in caso di disidratazione grave da vomito, diarrea o colpo di calore. Lo shock cardiogeno deriva da un'insufficienza della funzione di pompa del cuore, tipicamente conseguente a un infarto miocardico esteso, e si manifesta quando il cuore non riesce più a garantire una gittata sufficiente alle esigenze dell'organismo. Lo shock settico è conseguenza di infezioni gravi generalizzate che provocano una risposta infiammatoria sistemica con vasodilatazione e ipotensione. Lo shock anafilattico è una reazione allergica severa IgE-mediata che causa vasodilatazione massiva e broncospasmo.

I segni e sintomi dello shock sono conseguenza della risposta compensatoria dell'organismo e della progressiva ipoperfusione tissutale. Nelle fasi iniziali compensate si osserva pallore cutaneo marcato per la vasocostrizione periferica che devia il sangue verso gli organi vitali, pelle fredda e umida di sudore (sudorazione algida), tachicardia ovvero polso rapido nel tentativo del cuore di mantenere la portata, respiro frequente e superficiale (tachipnea) per aumentare l'ossigenazione, e stato di agitazione o ansia con sete intensa. Con il progredire dello shock verso la fase scompensata compaiono confusione mentale ingravescente, obnubilamento del sensorio, calo della pressione arteriosa misurabile, oliguria (ridotta produzione di urina), e infine cianosi delle estremità con perdita di coscienza nelle fasi terminali.

Il primo intervento dello shock deve essere tempestivo e sistematico. La priorità assoluta è chiamare il 118 descrivendo la situazione e il sospetto di shock, poi identificare e trattare la causa se possibile: arrestare un'emorragia visibile con compressione diretta, allontanare l'allergene in caso di anafilassi, raffreddare in caso di colpo di calore. La vittima va posizionata nella cosiddetta posizione antishock o di Trendelenburg modificata: supina su una superficie piana, con le gambe sollevate di circa 20-30 cm rispetto al piano del tronco, utilizzando cuscini, coperte arrotolate o qualsiasi supporto disponibile. Questa posizione favorisce il ritorno venoso al cuore aumentando il precarico e quindi la gittata cardiaca. La posizione antishock è controindicata in caso di trauma cranico, difficoltà respiratoria o sospetta lesione spinale.

È fondamentale mantenere la temperatura corporea della vittima, poiché l'ipotermia peggiora la coagulopatia e l'acidosi metabolica già presenti nello shock grave. La vittima va coperta con una coperta isotermica di emergenza, posizionando il lato argentato verso il corpo per riflettere il calore corporeo, oppure con coperte normali o indumenti disponibili. È altrettanto importante proteggere dal freddo del pavimento interponendo materiale isolante sotto il corpo. Non somministrare liquidi per bocca, specialmente se la vittima è confusa, sonnolenta o in stato di incoscienza, per il rischio concreto di inalazione nelle vie aeree (ab ingestis) che aggraverebbe ulteriormente la situazione.

Il monitoraggio continuo delle funzioni vitali è essenziale per valutare l'evoluzione della condizione e adattare l'intervento. Controllare frequentemente lo stato di coscienza rivolgendo domande semplici alla vittima, osservare il ritmo e la qualità del respiro, verificare la presenza e le caratteristiche del polso radiale o carotideo. Se la vittima perde completamente conoscenza ma continua a respirare normalmente, posizionarla in posizione laterale di sicurezza mantenendo le vie aeree pervie. In caso di arresto respiratorio o cardiaco, iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare e continuarle fino all'arrivo dei soccorsi.

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Redazione

10 January 2026

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